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Aftermarket ora sei adulto

DI STEFANO BELFIORE

Pensando al nostro post vendita, è proprio il caso di dire che è finito il ‘tempo delle mele’. Sì perché l’aftermarket multimarca nazionale (IAM) è cresciuto velocemente negli ultimi anni. Ma la transizione dalla fase adolescenziale a quella matura (che senza dubbio rimarca il trend felice della filiera) è avvenuta in modo violento. Si respira un’aria di cambiamento che ora riguarda il primo anello della distribuzione (quello dei player più strutturati, dei grandi gruppi) ma che, in un futuro non tanto lontano, interesserà anche il secondo livello: l’universo dei ricambisti. E allora qual è la chiave della competitività? Come gli attori dell’indipendente dovranno riconsiderare il loro business?  Per Silvano Guelfi, responsabile scientifico dell’Osservatorio di mercato IAM del Politecnico di Torino, intervenuto ieri all’Aftermarket LAB di Castellamare di Stabia (evento targato Sofinn Italia e patrocinato da G-Group), “non è scontato essere in questa filiera. E’ in atto una forte selezione. Dunque è importante esprimere un maggior livello competitivo e per farlo bisogna ovviamente migliorarsi sempre, individuare le giuste relazioni e non essere più autoreferenziali”. Ingredienti importanti che oggi possono fare la differenza in un contesto attuale in cui i produttori di ricambi stanno sempre più scegliendo attentamente chi frequentare, preferendo solo determinati compagni di merenda: in pratica  quei distributori che hanno maggiori energie (finanziarie ed emotive).

Intanto l’independent aftermarket continua a correre: il cuore è il Sud

Non arresta la sua corsa. E' una filiiera di primissimo livello. Gli ultimi numeri resi noti dal Politecnico di Torino alla nutrita platea di componentisti, distributori e ricambisti presenti ieri alla terza edizione dell’AftermarketLAB (che anche quest’anno porta a casa un bilancio del tutto positivo in temini di partecipazione), segnano ancora una volta un andamento positivo. Tranne la gelata di aprile, gli altri 4 mesi inziali del 2017 tracciano performance di crescita, totalizzando un + 3,2 per cento a livello progressivo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Cuore pulsante del motore che spinge veloce sui binari la locomotiva dell’indipendente è il Mezzogiorno. “Qui – dice Guelfi – c’è un’importante cultura del ricambio”.

 

Un settore che crea valore

Parliamo della componentistica.  Paolo Vasone,  coordinatore della sezione aftermarket di ANFIA, esprime, in maniera eloquente, nel suo intervento la forza di questo comparto: 2500 aziende, 166mila lavoratori e 40 miliardi di euro di fatturato generato nel 2016. Il cancro da combattere è la contraffazione: fronte che vede in prima linea l’Associazione di Confindustria con importanti collaborazioni instaurate con la Guardia di Finanza e con il Mise.

 

 

 

 

L’importanza del dato nel saper fare aftermarket

Essenziale killer application per tutti gli operatori della filiera. Nessuno escluso. “I dati – evidenzia nella sua relazione all’Aftermarket LAB Luca Bonalumi, Quattroruote Professional Repair Services Manager – vanno correttamente analizzati, gestiti, aggregati e poi adeguatamente processati”. Policy strategica per tenere ben chiaro presente e futuro della propria impresa.

 

 

 

 

Il noleggio è una chance per l’aftermarket

Ne è convinto Simone Guidi, direttore del network Arval, che a Castellamare di Stabia evidenzia come questa forma di mobilità (in forte ascesa sul territorio nazionale) possa essere un’opportunità per gli attori dell’aftermarket. Soprattutto per gli autoriparatori. “Se l’officina diventa multiservice – dice- questo aspetto rappresenterà senza dubbio una corsia preferenziale, nella scelta dei centri a cui affidare le attività di manutenzione e riparazione,  da parte di gestisce le flotte dei veicoli a noleggio”.

 

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