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Osram: le luci che fanno brillare gli occhi delle auto

TREVISO – Uno dei vantaggi competitivi che ha caratterizzato da sempre la storia di Osram Treviso (che taglia quest’anno il traguardo dei 50 anni di storia) è la forte specializzazione declinata nella produzione di lampade automotive dal notevole valore aggiunto in termini di performance e innovazione e destinate al primo impianto e all’aftermarket. Rotta su cui, ovviamente, punterà sempre più nel futuro lo stabilimento trevigiano grazie anche (e soprattutto) al suo centro di Ricerca & Sviluppo operante sia nell’ambito dell’alimentazione elettronica che dei moduli Led. “Nasciamo, cresciamo e siamo – spiega Andrea Cavicchia (nella foto), direttore di Osram Treviso – un’azienda automotive”. “Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso – racconta – iniziammo ad operare sull’elettronica lavorando con IBM. Questo ci ha consentito di avere e di sviluppare un prezioso know-how che abbiamo, poi, riversato nel campo del lighting automotive.

 

1966-2016: mezzo secolo di eccellenza e innovazione

La genesi aziendale risale al 1966 con l’obiettivo di produrre lampade automotive (in particolar modo lampade ausiliarie ad incandescenza per auto e starter per lampade fluorescenti). In 50 anni  il poloindustriale è cresciuto. E, a partire dal 2008, ha arricchito le proprie competenze sviluppando in particolare nell’ultimo periodo i prodotti Led per automotive: settore nuovo con grandi prospettive di crescita oltre ad applicazioni sempre più complesse come la domotica per illuminazione (LMS - Light Management Systems e Lightify), i moduli Led flessibili, le soluzioni per illuminazione d’interni (Indoor). Inoltre, nell’ultimo biennio, è stato oggetto di un’importante riqualificazione del 30 per cento dell’area produttiva che ha permesso la realizzazione di locali in ambiente controllato (camere bianche) destinati a nuovi impianti di produzione di prodotti Led per auto. “Un habitat – evidenzia Cavicchia – che sostanzialmente ci permette di generare un’alta qualità del processo produttivo”.  Stefano Belfiore

 

 

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