Inforicambi

Interviste

Aftermarket: con la concorrenza dai di più nella qualità dei ricambi

DI STEFANO BELFIORE

 

La concorrenza non potrà che non essere salutare per l’aftermarket automobilistico perché stimola e genera competitività. Parola di  Pierluigi Bonora (nella foto). L’ex caporedattore de “Il Giornale”, tuttora opinionista della testata, analizza così le ultime dinamiche di mercato che muovono il post vendita. Valutando estremamente prezioso l’apporto che la nostra filiera dà all’industria dell’auto,  il promotore di #FORUMAutoMotive pensa alla qualità dei ricambi: spessore che può aumentare in un mercato dove gli appetiti diventano tanti con nuovi attori in gioco (si pensi al Gruppo PSA e Renault France). Se l’analisi di comparto è positiva, lo è anche quella sulle quattro ruote.  Per Bonora, l’industria nazionale dell’auto archivia bene il 2016, spinta soprattutto dalla locomotiva FCA, salutando con ottimismo l’anno che verrà. E sulla car del futuro dice: “immagino un orizzonte vicino in cui l’elettrico potrà affermarsi sempre più, nella fascia di mercato delle utilitarie, insieme all’ibrido plug-in. I motori diesel, invece, saranno maggiormente presenti nelle vetture di grossa cilindrata”. Senza dimenticare l’innovazione a bordo che oggi  ha il suo perno nella sicurezza predittiva.

 

1,1 milioni di autoveicoli, di cui 710.000 autovetture, il 7 per cento in più rispetto al 2015. Per Anfia sono queste le cifre previsionali con cui dovrebbe chiudere l’anno l’industria italiana delle quattro ruote. Se questa stima dovesse essere confermata, che trend immagina per il 2017 ormai alle porte?

Il dato è senza dubbio importante. Una significativa performance che testimonia quanto sia trainante questo settore per la nostra economia non solo in termini di Pil ma anche in ottica occupazionale. Ritengo che, nel contribuire a questo felice andamento, Fiat Chrysler Automobiles abbia giocato un ruolo di primo piano nel partorire nuovi modelli di auto spinti dalla forte e positiva capacità produttiva dei suoi stabilimenti (Melfi, Pomigliano d’Arco, Cassino e Mirafiori) che stanno vivendo un ciclo di vita industriale a pieno regime. Dinanzi a questo scenario attuale, il trend futuro dell’automotive nazionale ha tutte le carte in regola per poter continuare, il prossimo anno, nel suo percorso di crescita.

L’auto punta sempre più all’elettrico. Ormai quasi tutti i Costruttori investono in modelli ad emissioni zero in grado di raggiungere un’importante autonomia di percorrenza. Una rivoluzione di mercato che, a suo avviso, quando potrà prendere piede in maniera capillare in Italia?

Lo è già. Ma per decollare nel modo giusto serve una capillare ed efficiente piattaforma infrastrutturale. Penso, ad esempio, alle colonnine di ricarica che devono puntare a servire in maniera esaustiva l’intero territorio nazionale. Se dovessi immaginare un futuro dell’auto, vedo un orizzonte vicino in cui l’elettrico potrà affermarsi sempre più, nella fascia di mercato delle utilitarie, insieme all’ibrido plug-in.  I motori diesel, invece, saranno maggiormente presenti nelle vetture di grossa cilindrata.

Sempre in tema di innovazione, si sa, lo skyline automotive guarda anche alla guida autonoma unitamente ad una serie di servizi in grado di rendere la vettura sempre più intelligente e capace di dialogare con il conducente soprattutto in tema di safety. Secondo lei, la driverless e connected car come cambierà il concetto di mobilità e quando?

Anche in questo caso, così come per il fronte dell’elettrico, è necessaria una buona dose di infrastrutture ad hoc. E’ il concetto di smart city che va costruito con oculatezza in cui sussista un fattivo e virtuoso dialogo tra l’automobile, la città e il conducente. Un percorso già iniziato e avviato. L’auto oggi si alimenta di connettività per migliorare il livello di incolumità a bordo. Un esempio su tutti è la sicurezza predittiva che ho avuto modo, in più occasioni, di testare. Parliamo di tecniche innovative, basate su sensori e tecnologie wireless, in grado di mettere in contatto l’auto con l’ambiente circostante e così prevedere in anticipo ciò che sta accadendo dinanzi al guidatore.

In America, l’elezione del presidente Trump e i suoi annunci di politica protezionista a difesa del made in Usa mettono in fibrillazione i Costruttori d’auto (si pensi all’idea, sembra ora tramontata, di realizzare un muro con il Messico, area dove finora si sono concentrate molte azioni di delocalizzazione in ottica produttiva). Cosa ne pensa a riguardo? In pratica, cosa potrebbe accadere al mercato automotive?

Staremo a vedere. Ora, credo, sia prematuro parlare. Bisogna aspettare il prossimo 20 gennaio, data in cui il presidente Trump si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca. Certo è che dagli annunci fatti, prima dell’election day, Trump pare che spinga molto su una visione di stampo protezionista, invitando i Costruttori d’Auto ad investire in America.

In ultima battuta, una sua valutazione sul mercato dell’aftermarket. Molti Costruttori d’auto vogliono mettere le mani su questa succulenta torta. Un esempio recente arriva dal Gruppo PSA che con il neonato brand Distrigo è chiamato a rafforzare l’attività di distribuzione e logistica della multinazionale francese nel mercato del post vendita legato agli autoricambi multimarca. Per i player che già operano in questo mercato, come va affrontata, secondo il suo punto di vista, questa imponente offensiva?

In ogni mercato, la concorrenza fa sempre bene perché genera competitività, stimola a far meglio. Scenario che nel nostro aftermarket automobilistico, sempre più anello prezioso del comparto automotive, non può che non portare a dei benefici, concependo ricambi di maggiore qualità e valenza. Il tutto con risvolti positivi sul fronte della sicurezza delle nostre automobili.

 

Commenta