Interviste

L’anno dell’aftermarket italiano

DI STEFANO BELFIORE

Marc Aguettaz, amministratore delegato di GiPA ItaliaIl 2017 è stato un anno in chiaroscuro per l’aftermarket indipendente italiano. Dopo un primo semestre brillante in termini di crescita si è affiancata, da luglio ad oggi, una fase di stand by mentre l’OES ha recuperato una piccola parte del terreno perduto dal 2012. “Per ritornare a correre – evidenzia Marc Aguettaz (nella foto), amministratore delegato di GiPA Italia - sarà necessario guardare il contesto della mobilità privata in cui ci si muoverà il prossimo anno”. Le previsioni di GiPA indicherebbero, da un lato, un incremento nella fascia d’auto più giovane e in quella tra i 10-14 anni di età. Dall’altro è ipotizzabile un calo delle vetture dai 5 ai 9 anni di età che perderebbero, nel giro del prossimo biennio, 2 milioni di unità. Quale sarà l’impatto sullo IAM nostrano? Per Aguettaz, gli attori della filiera, scollegata dalle Case auto, devono muoversi necessariamente su politiche di fidelizzazione verso il parco auto più anziano, intercettando nel contempo le esigenze di assistenza/riparazione che giungono e giungeranno dalle car di nuova generazione. 

 

Il 2017 sta per chiudersi. Innanzitutto che bilancio porta a casa l’aftermarket nazionale?

Per comprendere bene l’andamento, farei un’analisi sulle due filiere: l’autorizzato e l’indipendente. L’IAM, in termini di fatturato, è cresciuto spinto da una propensione al consumo che ha dato un impulso generale alla spesa delle famiglie. Di contro, il secondo semestre è stato segnato da una fase di stasi se non di rallentamento. Trend che ha bruciato, come dire, le buone performance sviluppatesi nella prima parte dell’anno.  

Invece l’universo dell’assistenza e della riparazione autorizzata come si è comportato?

Ha recuperato terreno, grazie all’immissione di un numero maggiore di vetture nuove dalla fine del 2014. Ma in termini macrocospici, ha giovato di più alle reti autorizzate (che sono IAM quasi a metà) che a quelle dei concessionari.

Uno sguardo al 2018. Che previsioni si sente di fare per l’independent aftermarket italiano?

AutoricambiLa proiezione futura va contestualizzata e declinata all’evoluzione del parco auto circolante. Secondo le nostre stime, ci sarà un deciso incremento nella fascia più giovane e in quella 10-14 anni di età. Inoltre, l’insieme delle vetture dai 5 ai 9 anni di età è destinato a perdere, nel giro del prossimo biennio, 2 milioni di auto. Si passerà in pratica dai 10 agli 8 milioni di automobili in questo segmento. Questo scenario imporrà ai player dell’indipendente di legarsi maggiormente, con politiche di fidelizzazione, al parco auto più anziano, intercettando parallelamente le esigenze di assistenza/riparazione che giungono e giungeranno dalle car di nuova generazione.  Tanto più che il segmento 5-9 anni è quello che spende di più nella vita della vettura. Stiamo perdendo una parte della popolazione automobilistica “alto spendente”.

Il settore, non solo su scala nazionale, si muove sempre più sul terreno delle grandi alleanze soprattutto nel mondo della distribuzione ricambi. L’ultima è l’acquisizione di Stahlgruber da parte LKQ Corporation. Sarà questo il terreno su cui competere?

LKQ CorporationSarà uno dei plus da sviluppare certamente. Le innovazioni che caratterizzano sempre più l’auto di oggi e del domani impongono necessariamente realtà aziendali che, nel mondo della ricambistica, siano sempre più strutturate. Da qui la necessità delle giuste sinergie tra imprese. Le forme sono infinite.

 

Passiamo ad esaminare il fronte delle vendite online che alimenta non poco il business dei ricambi. Che idea si è fatto…

Amazon e ricambi onlineIl fatturato ricambi in assoluto è gigantesco. Si aggira all’incirca sui 100 miliardi in Europa. Fa gola, dunque, a molti. Un esempio lampante è Amazon. Ma attenzione al target con cui esso si interfaccia. Mi riferisco a chi vende su internet tramite piattaforme B2C. Qui bisogna scorporare il dato, perché le vendite più sostanziose non sono sostenute dal consumer finale, l’automobilista, ma dal professionista della riparazione. Parliamo, quindi, di una piattaforma di e-commerce B2C che ha una grande valenza B2B. Le politiche di prezzo ne sono per me la dimostrazione.

 

Nella filiera nazionale dell’aftermarket si assiste al fenomeno di tanti distributori che cercano di creare un link diretto con il mondo dell’autoriparazione. Che fine farà il ricambista. Sarà ancora un anello importante della catena?

RicambistaOsserviamo fenomeni di aggregazione in forma orizzontale o verticali, fusioni oppure adesioni a Gruppi di acquisto. Così da sviluppare nuovi servizi competitivi. Senza dubbio un sforzo meritorio per essere presenti sul mercato. Ma il dettagliante, così come lo conosciamo oggi, dovrà evolvere, innovare per non evaporare. ‘Quando inizia a soffiare il vento, c’è chi costruisce un muro per ripararsi, e chi costruisce un mulino a vento per sfruttare l’energia’. Un fenomeno, in verità, già in atto. 

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