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Interviste

Primo impianto ed aftermarket: 2 facce della stessa medaglia?

DI STEFANO BELFIORE

Primo impianto ed aftermarket: due facce della stessa medaglia. Un giorno potrebbero esserlo, concorrendo in un unico mercato globale. Giuseppe Polari (nella foto), direttore responsabile de “Il Giornale del Meccanico” e de “Il Giornale dell’Aftermarket”, scruta l’orizzonte e immagina questo skyline. Certo un’ipotesi. Ma che se dovesse prender vita, aumenterebbe voglia e inclinazioni a forme di partenariato in nome della competitività: oggi sinergie sempre più frequenti nel mondo della distribuzione dei ricambi. In questo anello del post vendita, si potrebbe assistere ad un crescendo ‘vertiginoso’ dei network che mettono a fattor comune forze e competenze aziendali.  “L’aftermarket indipendente - evidenzia Polari – vive un buono stato di salute e negli anni è cresciuto molto grazie alla qualità dei ricambi concepiti”. E sul remanufaturing, oggetto in Francia di un recente decreto ministeriale che interessa le officine d’Oltralpe, dice “L’importante è che si tenga sempre in debita considerazione, a prescindere dalla soluzione montata, la qualità del ricambio che è sinonimo di sicurezza”.

Direttore partiamo dalla fotografia attuale. L’aftermarket indipendente cresce ed erode sempre più quote di mercato all’autorizzato. Che futuro immagina possa presentarsi?

Penso ad un probabile skyline in cui primo impianto ed aftermarket concorrano in un’unica e globale agorà. Uno scenario che, nel caso in cui dovesse prendere forma e consistenza, rimarcherebbe i rapporti di forza che si stanno già generando  in maniera già cospicua.

A cosa si riferisce?

Se, come detto, questo dovesse essere il panorama di mercato, le forme di partenariato si enfatizzerebbero, non poco, soprattutto nel mondo della distribuzione dei ricambi. Potrebbero nascere sempre più gruppi d’acquisto. Fenomeno che, però, comporterebbe, come eventualità, un approvvigionamento dei prodotti  al di fuori dei confini nazionali. L'eventuale timore, in pratica, è innescare un atteggiamento che potrebbe portare i player delle distribuzione (e i suoi futuri network) a non rivolgersi più ai produttori  italiani di componenti OES. Ma staremo a vedere. Nulla è ovviamente certo. Ritornando alla domanda iniziale, va, comunque detto, che l’aftermarket  indipendente vive senza dubbio un buon stato di salute. Negli anni, il suo quoziente di competitività si è rafforzato perché riesce ad offrire prodotti di qualità equivalenti all’originale. Ed è questa la strada da seguire, guardando con attenzione anche al supporto tecnico e alla migliore assistenza possibile da offrire a cascata a ricambisti ed autoriparatori.

Passiamo all’anello della riparazione. L’auto è sempre più tecnologica, anche nei suoi componenti. Innovazione che può aumentare la longevità del veicolo con un minor ricorso al meccatronico di turno. Anche in questo caso, che scenario ipotizza? Quali saranno le future tendenze della riparazione italiana?

Oggi l’officina deve  puntare sulla competitività. Per esserlo deve necessariamente fare investimenti oculati. Da un lato in formazione per migliorare il know-how del personale, dall’altro in attrezzatture e utensili così da rispondere al meglio alle sfide tecnologiche dell’auto moderna. Il modello che immagino è un’officina multiservice. Offrire una serie di servizi all’utente finale che non sia solo l’intervento di riparazione o manutenzione. Ma anche altre attività collaterali. Penso, ad esempio, alla gestione del sinistro fino ad attività consulenziali rivolte alla stipula di una polizza assicurativa. Bisogna guardare ad una customer care integrata, ispirandosi ai modelli di officine europee.

In Francia è stato appena licenziato un decreto ministeriale che impone ai meccanici l’obbligo di proporre ai clienti l’alternativa dei ricambi rigenerati a quelli nuovi per le riparazioni. Che ne pensa a riguardo?

Il revisionato, se lavorato bene e con seria oculatezza, genera ricambi di qualità, ecofriendly e che costano meno rispetto al nuovo. Caratteristiche palesemente interessanti e appetibili. Sta, a mio avviso, nel meccatronico saper consigliare l’automobilista, offrendo il rigenerato oppure un ricambio nuovo rispetto alle diverse circostanze lavorative. L’importante è che si tenga sempre e comunque in debita considerazione, a prescindere dalla soluzione montata, la qualità del ricambio che è sinonimo di sicurezza. 

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