Ricambi auto

Carosello ecoincentivi: ma perchè non si finanzia la manutenzione?

Il 2019 in Italia si presenta con vecchi fantasmi, che si pensava fossero passati dopo il “rientro” dalla più grave crisi finanziaria globale del Dopoguerra, quel “Crack Lehman Brothers” che dal 2008 fece tremare persino le “Big Three” statunitensi. nIn Italia dopo un iperbolico 2007 che segnò il record tuttora insuperato di immatricolazioni di auto nuove, si cominciarono a profilare anni particolarmente tristi, fino ad arrivare ad un tragico 2012 in cui, complice anche il famigerato “Rigor Montis” ed una particolare demenzialità legislativa sulla tassazione auto, le statistiche riuscirono (caso che si ripete quasi mai nell’arco di un lustro)  a segnare il valore ‘meno’ di fronte a ciascuna delle voci inerenti la spesa ‘motoristica’ nazionale: immatricolazioni auto nuove e trasferimenti proprietà auto usate, immatricolazioni veicoli commerciali nuovi e trasferimenti proprietà veicoli usati, finanziamenti diversi (Credito al Consumo, Leasings e Noleggi) di auto e veicoli; manutenzione e ricambi. Persino le spese per carburanti e per i premi assicurativi registrarono il segno negativo.

 

Breve storia triste degli “Ecoincentivi”

ecoincentiviDimentichiamo gli incentivi di massa. Quelli di Bersani del 1996, per capirci. E le consecutive “repliche” degli anni successivi, quando se non pronunciavi la parola magica ‘Rottamazione’ non eri nessuno. Grazie anche a quella serie ripetuta di sconti, contributi, detassazioni parziali e quant’altro siamo appunto arrivati al mercato “dopato” culminato nel record del 2007 sopra ricordato. Dopo l’anno buio del 2012 arrivò una ‘manina’ da parte del Governo che nell’anno seguente diede vita a degli ‘ecoincentivi’ che con la famosa tecnica del ‘Click Day’ (alla apertura della erogazione dei fondi gli automobilisti privati poterono connettersi ad una apposita piattaforma per registrare e garantirsi la propria quota di contributo) in poco più di una giornata esaurirono il plafond disponibile. Da ricordare che i bonus erano utilizzabili esclusivamente per l’acquisto di auto a gas ovvero elettro/ibride che all’epoca avevano davvero volumi di vendita molto esigui. Nel 2014 il Governo Renzi prorogò l’iniziativa ma alla fine la stessa Federauto definì il dispositivo ‘un Porcellum dell’auto’ riguardante l’un per cento del mercato auto di privati.

 

Ecoincentivi o “EcOmeopatia”?

Vedete bene. Forse per la prima volta il ‘re era nudo’. Perché l’era dei contributi a pioggia era finito e probabilmente per sempre. E soprattutto, con l’attenzione sempre rivolta al mercato privato, mancava un reale strumento incentivante per le flotte e le auto aziendali. Ecco perché il Governo Renzi si inventò probabilmente il dispositivo del “Super ammortamento” sui beni strumentali grazie al quale per più esercizi le imprese hanno potuto portare in detrazione, via Libro beni Ammortizzabili, valori pari al 140 per cento del bene acquisito.

Tornano i fantasmi, tornano i “cicchetti”?

manutenzione autoSapete cos’era una volta il “cicchetto”?. Era una spruzzata di etere spray che acquistavano i vecchi proprietari dei primi motori diesel. D’inverno questi stentavano a tal punto ad avviarsi che si rendeva necessario spruzzare, all’imbocco aria del filtro,  una dose di etere spray, molto più volatile, che emulsionandosi con l’aria dentro al cilindro riusciva a generare i primi reali scoppi utili a fa avviare il motore. Ebbene, anche questo attuale Governo, con un provvedimento tuttora in discussione ma di cui i media hanno diffusamente discusso, ha intenzione di varare un “ecoincentivo” legato all’acquisto di auto a trazione esclusivamente elettrica. Per la prima volta tuttavia l’iniziativa oltre ad un bonus prevede anche un “malus”. Cioè prevede un aggravamento fiscale per le auto con maggiori emissioni di Co2. Da questo partono le critiche e gli allarmi di associazioni ed imprese. Da questo “carosello” storico vogliamo distinguerci. E per questo facciamo una domanda: perché non si incentiva la manutenzione dell’auto, consentendo anche ai privati di detrarre spese straordinarie ed ecologicamente corrette come ad esempio sostituzione catalizzatori e valvole, sostituzione pneumatici a minor consumo, ed altro? Ne avremmo un beneficio per l’ambiente, un maggior introito fiscale per lo Stato, una maggiore sicurezza per le auto in circolazione, e forse un piccolo sostegno alla famigerata lotta all’evasione.  Perché non pensarci?

 

Riccardo Bellumori

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