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Certificato di revisione: rivoluzione in arrivo sull’usato?

In Italia sta compiendosi la applicazione piena della direttiva 2014/45/UE “relativa ai controlli tecnici periodici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi e recante abrogazione della direttiva 2009/40/CE Testo rilevante ai fini del SEE”. Il Ministro dei Trasporti sta ormai firmando il decreto e dal 2018 le nuove regole previste per la revisione delle auto saranno pienamente operative in modi e delimitazioni che si potranno leggere tra meno di un mese sulla fatidica Gazzetta Ufficiale.

 

Qualche anticipazione…

Tra le anticipazioni che si possono fare prima della pubblicazione ormai prossima del decreto, si può considerare come una vera innovazione il cosiddetto “Certificato di Revisione”. Un documento che oltre a riportare il chilometraggio registrato ad ogni revisione, attesterà l'ultimo controllo effettuato, anche in termini di condizioni generali del veicolo se, come sembra, saranno registrati gli inconvenienti motivi di non revisione o lo stato delle parti e componenti soggette a collaudo. Tutti dati consultabili sul portale dell'automobilista, sia dal proprietario dell’auto sia dal potenziale acquirente di un usato. La UE si è mostrata per la prima volta non solo sensibile al tema delle contraffazioni sui contachilometri ma anche determinata a sensibilizzare gli Stati Membri sull’uso di sanzioni specifiche in tema, quando nella direttiva si legge : “.. La frode relativa al contachilometri dovrebbe inoltre essere considerata un reato passibile di sanzione dato che la manipolazione del contachilometri può portare a una valutazione non corretta della conformità di un veicolo….”. Questo ha una implicazione diretta nel ciclo di remarketing dell’usato, dove molto spesso le falsificazioni sul chilometraggio costano non solo in termini di soldi per gli interventi di riparazione ma anche sulla stessa sicurezza, integrità e valore del mezzo acquistato. Poiché in effetti prezzo di mercato e stato dei ripristini si lega specificatamente anche al chilometraggio, “starare l’auto” significa compromettere il quadro generale dei ricondizionamenti e determinare incognite sulla funzionalità generale.

L’acquisto dell’usato diventa più sicuro

Resta il fatto che se il certificato avrà anche l’onere di “tracciare” le condizioni delle parti e dei sistemi messi a collaudo, con un semplice click anche un privato potrà consultare il “Portale dell’Automobilista” e conoscere una buona sintesi di uno “Stato d’Uso” dell’auto desiderata, e questo ancora prima di iniziare sulla stessa la trattativa con il venditore.

Riusciamo a capire la portata di questa innovazione nei rapporti commerciali?

Significa che il potenziale cliente finisce di essere “parte debole” in trattativa perché essendo informato preliminarmente potrà affrontare la compravendita con un approccio consapevole o, peggio per il rivenditore professionale, decidere di scartare a priori l’auto in offerta prima ancora di mettere piede in un salone. Significa dunque un impegno maggiore da parte del venditore, quando acquisisce un’auto usata da rivendere, nel recepire in anticipo anche le informazioni del “Certificato di Revisione”, perché queste stesse informazioni diventeranno oggetto della trattativa e della rivendita dell’auto. Significa anche però, per l’autoriparatore, una opportunità in più per rendere la “Revisione” come già scritto precedentemente, una occasione di business e di fidelizzazione . La redazione e la gestione del “Certificato” secondo la direttiva porterà un elemento in più di qualificazione tra un centro ed un altro.

 

Riccardo Bellumori

 

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