Ricambi auto

Le convenzioni fleet migliorano l’immagine dell’autoriparatore?

A vederne le locandine, così ben affollate di loghi delle principali società di noleggio, si potrebbe pensare di alcune autofficine che potrebbero avere le dimensioni di un hangar aeroportuale, tanto è lungo l’elenco delle convenzioni operative nella segnaletica stradale. Certo, la “convenzione Fleet”, intesa come l’accordo con il quale una struttura di autoriparazione fornisce (in convenzione con società di noleggio o di fleet management)  servizi di assistenza e customer care ai diversi utilizzatori di auto e veicoli, è un elemento che qualifica già a prima vista il centro assistenza dal punto di vista territoriale. La “sfilata”, sulle locandine e sulle insegne, di marchi e di loghi delle principali società di noleggio e dei fleet rappresentati e assistiti colpisce davvero chi dalla propria auto incrocia i centri assistenza lungo le strade nazionali. Questo, a prima vista, dovrebbe ragionevolmente colpire non solo l’attenzione degli utilizzatori di veicoli a noleggio o di auto da flotte aziendali, ma anche la fantasia di semplici automobilisti privati che alla vista di tutte quelle convenzioni potrebbero ipotizzare la ottima organizzazione e la estrema competenza professionale e tecnologica a garanzia degli interventi svolti.

L’auto aziendale: da “commodity” a “must” 

noleggio autoDopo infatti un lungo periodo durante il quale il concetto di “auto aziendale” e di “noleggio” sembravano essere estranei alla cultura automobilistica italiana, dalla ripresa del mercato “post crisi” iniziata nel 2012 la spinta alle immatricolazioni data dal settore aziendale e dai noleggi è stata la più incisiva da qualche decennio a questa parte. Un merito di questo si deve al rinnovato interesse delle Case Madri e degli importatori a questo tipo di mercato, dove ultimamente sono spesso stati destinati prima che alla vendita ai privati alcuni prodotti di forte tendenza ed appeal commerciale. In seconda battuta va detto che senza la spinta del mercato aziendale su noleggio a breve o a lungo termine, queste due opzioni contrattuali non avrebbero cominciato a prendere piede anche nelle scelte degli automobilisti privati. Questo trend, unito al sempre maggiore assortimento tecnologico delle nuove uscite sul mercato, ha dirottato una buona fetta di attenzione e di attitudine di spesa sul comparto della manutenzione e dell’assistenza. Senza contare le stringenti disposizioni delle garanzie in tema di tracciatura degli interventi di manutenzione programmata.

 

 

Convenzione  significa struttura di qualità. Sempre vero?

officinaSenza che per forza di cose l’automobilista generico sia un erudito sotto l’aspetto della conoscenza tecnica, credo non sfugga a nessuno il legame che esiste tra lo svolgimento corretto di una convenzione tra officine e società di noleggio e fleet e la necessaria dotazione strumentale ed infrastrutturale per l’esecuzione del mandato, la comunicazione delle necessarie “authorities” tra centro assistenza e fleet, e per la tracciatura di ogni intervento svolto. Dunque, dagli applicativi per la gestione via internet di tutte le fasi nella ricerca del massimo risparmio di tempo, al know how per l’assistenza completa sui veicoli, alla semplicità dell’interlocutore unico alla qualità del servizio. Inoltre, la convenzione, che agli occhi degli osservatori esterni appare quasi alla stregua di una affiliazione, ricostruisce attorno all’officina i valori intrinsechi del marchio di renting o fleet, trasferendone anche per derivazione i plus in termini di qualità del servizio e del customer care nonché di efficienza e forza strutturale. Ovviamente quello che scritto finora vale soprattutto nella percezione e nella evocazione del potenziale cliente che  potrebbe essere spinto dalla esposizione pubblicitaria delle convenzioni per tradurre le stesse come indice di qualità intrinseca del centro di autoriparazione.

Migliore immagine = maggiori oneri per l’officina?

meccanicoQual è la prospettiva, invece, per le officine convenzionate? Certo,  l’officina interessata a convenzionarsi con le imprese di renting e di fleet è tenuta a mettere a disposizione nel massimo impegno le proprie potenzialità, a partire dalla cortesia nell’approccio con i clienti, dalla professionalità e la competenza del personale impiegato nei vari ruoli della struttura, a prezzo di dover spesso intraprendere dei nuovi percorsi formativi e di riqualificazione. Senza contare che strumentalmente invece l’officina convenzionata deve dotarsi o già disporre di un’efficiente struttura tecnica ed informatica sia per lo svolgimento idoneo delle comunicazioni ed il trasferimento dati, sia per eseguire i lavori nel rispetto degli standard qualitativi e le richieste delle società Convenzionante, a pena dell’addebito di costi per il rifacimento del lavoro. Inoltre tempistiche e metodologie di intervento devono rispondere ai riferimenti della convenzione: motivo per cui sforare tempi o lavorare secondo protocolli diversi comporta spesso un problema nel processo di autohority. A conti fatti, dunque, potrebbe essere utile valutare per la struttura di assistenza il “punto di pareggio” tra il vantaggio (innegabile ma difficile da quantificare) sotto l’aspetto dell’immagine e della acquisizione di maggior valore intrinseco, unita al maggior prevedibile carico di lavoro per l’officina; dall’altro lato tuttavia nasce il problema di garantire modelli e livelli qualitativi a fronte dei quali occorre valutare tutto il peso di eventuali nuovi investimenti di risorse.

 

Riccardo Bellumori

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