Ricambi auto

Distributori e ricambisti: servono alleanze

DI STEFANO BELFIORE

Le Case automobilistiche si svegliano dal ‘letargo’ di questi anni puntando sempre più la propria attenzione sul post vendita. Seppur il mercato del nuovo mostri, nel 2016, segnali di ripresa, i dealer ne intravedono un business significativo dove concentrare forze ed investimenti massivi. E l’Italia, che dopo la Germania è la seconda piazza d’affari europea più importante per dinamicità e consistenza di fatturato nell’aftermarket automotive, rappresenta un’appetibile terra di conquista. Ne è un esempio recente l’offensiva commerciale che il Gruppo PSA ha lanciato, a livello mondiale, alla filiera dell’autoricambio indipendente, passando sostanzialmente da un'offerta incentrata sui ricambi originali ad una dichiaratamente aperta a tutto il mercato della riparazione indipendente, sull'insieme del parco veicoli internazionale. La fornitura dei ricambi avverrà non solo mediante i canali distributivi offline. Ma anche adoperando il sito Mister-auto: piattaforma web disponibile in 13 Paesi che annovera già oltre 1 milione di clienti. Parliamoci chiaro. Il rischio di poter erodere quote di mercato ai player dell’aftermarket indipendente (che già vivranno nel medio-lungo periodo una selezione naturale) è reale. Anche perché si tratta di grandi brand che hanno enormi possibilità di investimento, mettendo in circolo gigantesche quantità di denaro. Nulla però è perduto. Soprattutto in Italia che vanta una consolidata tradizione storica nell’imprenditoria legata all’aftermarket indipendente. Ne è convinto Ugo Carini, presidente del Consorzio Giadi Group: network che conta 13 soci e 20 piattaforme distributive su tutto il territorio nazionale, rappresentando il più importante gruppo d'acquisto italiano per volume d'affari. “A mio avviso, ciò che manca – evidenzia – alle Case Costruttrici è la conoscenza del territorio, di quelle che sono le problematiche locali nonché le specifiche esigenze e difficoltà che vive il settore nazionale. Cosa che, invece, noi conosciamo perfettamente perché viviamo quotidianamente a contatto con i nostri ricambisti, cercando di risolvere le loro necessità”. Per il numero uno di Giadi il treno su cui salire, così che l’aftermarket indipendente acceleri sul binario della competitività, è una fusione fra le piattaforme distributive da parte dei Gruppi e i ricambisti per rendere i prodotti della filiera sempre più fruibili.

 

 

“La politica vincente – sottolinea – è una stretta sinergia tra i network della distribuzione italiana che possono contare su una forte fidelizzazione con i ricambisti partner”. “In pratica – continua – una sorta di alleanza di largo respiro nazionale che, però e nel contempo, si lega fortemente al territorio con cui entra in relazione”. Proprio da questo presupposto, nasce ‘AD 2.0’. Progetto che insieme ad AD International (gruppo in cui il consorzio di Carini ne entrato a far parte 3 anni fa) tende proprio a creare questo partenariato misto dove i ricambisti hanno la chance di entrare a far parte di un progetto nazionale ed internazionale. Diversi i benefit che potrebbero generarsi. “Da un lato  - conclude il presidente Carini – si rafforzerebbero maggiormente i network distributivi, contrastando e fronteggiando le intenzioni manageriali dei costruttori d’auto. Dall’altro il ricambista potrebbe essere servito in maniera molto più efficiente, trovando nella piattaforma a cui si lega non solo un unico e specializzato interlocutore. Ma anche un vantaggio nell’acquisto di ricambi alle migliori condizioni nel rapporto qualità-prezzo”. Senza dimenticare il lato didattico con corsi di aggiornamento professionale rivolti agli autoriparatori aderenti al network ed anche agli allievi delle scuole. Altro service che offre ‘AD 2.0’ con dei percorsi didattici indirizzati agli studenti degli istituti professionali per promuovere il meccatronico come professione attuale e del domani. Oggi, più che mai, figura essenziale per chi vuol mettere piede in officina, assicurandosi un futuro in un settore, quello in generale dell’aftermarket indipendente, che  continua ad esprimere performance di grandissimo rilievo.

                                                                                                                                                                        

 

 

AFTERMARKET INDIPENDENTE: FOTOGRAFIA DEL SETTORE ITALIANO

 IAM: Aftermarket Indipendente Italia

Cos’è: filiera dell’autoricambio non dipendente dalle case automobilistiche

 Attori della filiera:  produttori, distributori, ricambisti

Opportunità: anticiclicità, selezione rete autorizzata, anzianità parco circolante, congiuntura economica, svalutazione dell’euro (per chi vende)

Minacce: incentivi alla sostituzione di auto, crescente competizione, forte competizione tra multinazionali ed aziende familiari, filiera politicamente non rappresentata, svalutazione dell’euro (per chi acquista)

Commenta