Ricambi auto

I rifiuti aftermarket e l’impegno delle Case

In questi tempi schizofrenici vediamo sia presidenti, governi e cittadini che non pensano all'ambiente sia molte iniziative e prese di posizione contro l’inquinamento e a favore del riuso e del riciclo. Questo essere bipolari sembra appartenere anche alle Case che hanno creato sia il Dieselgate sia motori a scoppio che potranno vivere a lungo perché efficienti e puliti. La rivoluzione elettrica si sta delineando – la regina Porsche Taycan è stata presentata ufficialmente pochi giorni fa – ma esistono attività meno vistose ma molto importanti per la sostenibilità. Parliamo di tutte quelle iniziative che vogliono diminuire gli sprechi di energia e di materiale lungo tutta la vita del prodotto. Avevamo visto la risposta green di Daimler sui rifiuti aftermarket ma il gruppo tedesco non è il solo ad aver instaurato un ciclo virtuoso di recupero e riutilizzo/corretto smaltimento dei materiali e dei pezzi.

Ricicliamo con il Core

riciclo autoricambiFord già nel 2003 ha varato il Ford Core Recovery Program (FCRP) che prevede che gli operatori aftermarket inviino i pezzi danneggiati o consumati perché vengano riciclati o rigenerati. I particolari interessati sono fanali, componenti del motore e parti metalliche in generale. La casa ha stimato nel 2016 di aver recuperato 149 milioni di libbre (più di 67 mila tonnellate) di componenti delle automobili. Nel quinquennio 2011/2016 ha riciclato più di 272 mila fanali e 379 mila fascioni paraurti. Le varie parti sono valutate e quelle che possono essere rigenerate subiscono rigorosi controlli perché rientrino nei parametri di qualità Ford. Marc Bondoni, Global Integration Manager, Repair Product Planning, ha dichiarato che il programma è vantaggioso per i clienti dato che le parti rigenerate costano di meno. Ma il FCRP, che prevede 36 centri di recupero dei materiali negli Stati Uniti, rende l'azienda più responsabile dal punto di vista ambientale. Alla fine il programma, che ricicla anche pezzi minuti come i sensori, è, per dirla con Bondoni, “un gioco Win Win Win perché ne guadagnano Ford, gli automobilisti e l'ambiente”.

Nuove automobili, nuovo riciclo

Anche BMW ha un'impostazione simile: un suo centro di riciclo e smantellamento ufficiale è attivo già dal 1994 e, grazie ad accordi recenti, tratta anche auto Renault Fiat MG Rover. Le automobili vengono svuotate di tutti i fluidi, le lamiere smantellate e persino gli airbag vengono fatti esplodere. Mentre è facile mandare in fonderia alluminio e acciaio la casa bavarese deve anche confrontarsi con le fibre di carbonio usate nelle i3 e I8. Queste automobili vengono private delle loro batterie mentre i componenti in fibra di carbonio vengono triturati in piccoli pezzi. Dopo altri trattamenti si ottengono dei sottili fogli di materiale che, rinforzato con fibre, diventa un tessuto molto resistente usato in nuove auto. BMW si vanta riuscire a riciclare il 95 percento di una i3 contro 80 percento medio della produzione corrente.

Dai camion allo storage

volkswagenAnche il gruppo Volkswagen è della partita, affermando di aver concepito le sue automobili in modo che si possono riciclare facilmente. I camion e autobus MAN, per esempio, usufruiscono di una linea di ricambi rigenerati che si chiama Ecoline. Officine e ricambisti inviano a centri di selezione i particolari sostituiti perché possano essere eventualmente rigenerati secondo standard rigorosi. L’acquirente risparmia mediamente il 30 percento e l’ambiente ringrazia perché si riduce dell’80 percento l’energia utilizzata. Le automobili Volkswagen ormai da tempo impiegano rivestimenti in fibre vegetali sostenibili e rinnovabili. Anche il materiale per l’isolamento acustico è fatto con plastica recuperata. Audi ha invece recentemente svelato Aluminium Closed Loop, un progetto pilota per identificare la maniera più efficiente possibile di riciclare l'alluminio. Gli scarti che escono dalle presse vengono inviati direttamente al fornitore per il riutilizzo ma il passo successivo sarà fondere gli scarti di alluminio nell’impianto di Kassel, dove vengono prodotti motori, cambi ed elementi di carrozzeria. Si stima un risparmio di 1.050 tonnellate di alluminio, 3.250 MWh di elettricità e 800 mila km in meno l’anno percorsi dai camion delle logistica.  Anche le batterie al Litio vengono riciclate già da qualche anno, venendo utilizzate negli storage domestici o in quelli usati per sostenere i punti di ricarica delle elettriche.

Sostenibilità francese

RenaultUn altro Gruppo molto impegnato sul fronte della sostenibilità è Renault, che rivendica una vera e propria Eco-concezione dei veicoli. Essa prevede, fra l’altro, la sostituzione delle materie prime con quelle “seconde”, ottenute dal riciclo. I veicoli stessi sono facili da smantellare nel fine vita e contengono materiali riciclabili e riutilizzabili. La produzione europea di Renault contiene mediamente il 36 percento di materiali riciclati: una Espace ha 50 kg di plastica da riciclo. Le Renault e le Dacia sono riciclabili all’85 percento e recuperabili al 95 percento. Nel 2008 il Gruppo ha creato Renault Environnement, che si occupa del flusso dei materiali e dei componenti di scarto. La sussidiaria Boone Comenor ricicla i metalli e Gaïa gestisce il fine vita con una rete di 339 demolitori in Francia, coordinati dalla società Indra. Le parti derivanti dalle demolizioni e dalle attività aftermarket vengono poi rigenerate e rivendute a prezzi vantaggiosi. L’impianto di Choisy-le-Roi rigenera in un anno 15 mila motori, 20 mila trasmissioni e 16 mila sistemi d’iniezione. In un quadro confortante di attività di recupero e riutilizzo segnaliamo anche il ‘loop’ Renault che ricicla rame, alluminio, la ghisa, le plastiche, i tessili e i platinoidi dei catalizzatori. Un senso di responsabilità che fa piacere riscontrare e che riguarda anche Jaguar e Volvo, che puntano al riciclo della plastica.

 

Nicodemo Angì

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