Ricambi auto

Il destino del diesel e il ricambista futurologo?

AutoricambiCome anticipato in un precedente articolo, il dibattito in corso sul futuro industriale e commerciale del motore diesel non riguarda solo la programmazione dei costruttori o le preferenze di acquisto degli automobilisti. Ma impegna anche le strategie del post vendita: in particolare dei ricambisti e del loro magazzino che, in valore e volumi, comprende in modo preponderante la componentistica tipica delle motorizzazioni diesel.

 

Anticipare i trend del diesel prima del futuro elettrico-ibrido

diesel e officineIn effetti, ogni possibile evoluzione (negativa) della fase commerciale delle auto diesel influenzerebbe molto meno le officine, dove eventualmente la questione discriminante in corso riguarda la possibile diffusione della tecnologia elettro-ibrida in luogo di quella convenzionale; ma di certo deve costringere i ricambisti a programmare e valutare attentamente l’assortimento e la composizione del magazzino e dei fornitori, in relazione ai trend commerciali e di sostituzione del parco auto.   Ovviamente ciò di cui oggi trattiamo è semplice ‘letteratura’, sia perché l’eventuale disarmo del motore diesel sul mercato entrerebbe a regime in maniera sensibile perlomeno tra 10 anni, e di sicuro senza intaccare più di tanto la fascia dei veicoli commerciali. Poi perché è tutto da vedere quali strategie opereranno sul mercato i costruttori più ‘skillati’ sul diesel (affiancamento alla tecnologia Ibrida? Uscita dal solo ‘mass market’ ma potenziamento nel mercato premium? E così via….)

Dare attenzione più al mercato che ai margini?

Certamente, anche in relazione alla problematica ben più complessa della crescita della tecnologia elettro/ibrida  sul mercato, anticipare la questione del diesel nelle programmazioni e nelle previsioni dei responsabili di magazzino e dei buyer ricambi significa in primo luogo (appunto) anticipare la questione molto più spinosa e oscura della presenza eventuale anche nei magazzini ricambi ( della tecnologia elettrica, con tutte le conseguenze in tema di variabili di marketing e di cashflow. Ma significa anche accrescere nella sensibilità del ricambista l’attenzione alle dinamiche del mercato che quasi sempre finora sono state superate e coperte dalle questioni imprescindibili dei “margini”.

Una serie di questioni puramente razionali

  1. Di fronte ad un cambio di strategie commerciali delle Case sui motori diesel, automobilisti e fleet manager reagiranno anticipando la sostituzione del parco auto con modelli non-diesel ovvero prolungheranno il possesso delle auto (con conseguenze potenziali sulle spese di manutenzione e sulla richiesta di ricambi che, all’opposto, potrebbero salire anziché ridursi) visto che inevitabilmente, le stesse auto, nel frattempo avranno subìto un crollo delle quotazioni?
  2. Vista la confusione in corso sulle normative ambientali (dove ormai il solo essere automobile porta ogni veicolo a motore a subire penalizzazioni e vincoli alla mobilità)  potrebbe costituirsi (in presenza delle ipotesi avanzate sopra) una ‘diga’ nella targettizzazione del mercato, con una fetta di potenziali clienti rivolti alle motorizzazioni esclusivamente ‘non diesel’ in ambito nuovo ed una fetta crescente di potenziali clienti in caccia sul mercato  dell’Usato e delle ‘autoimmatricolazioni’ di auto diesel il cui valore medio potrebbe calare drasticamente? In questo caso, come nel caso precedente, le potenzialità di richiesta di ricambi e componentistica diesel potrebbe crescere anziché ridursi, con tuttavia la variabile del prezzo medio del ricambio (e dunque con una attenzione in più verso l’aftermarket ed il ricambio non originale);

Parola d’ordine: organizzarsi

OrganizzazionePer far fronte ad una eventuale riduzione della domanda di componentistica diesel (o per assurdo ad una sua crescita su scala aftermarket) in ambito service management ed autoriparazione, sarà opportuno per alcuni distributori di ricambi valutare l’ipotesi di ricorrere a sinergie industriali e di filiera ad hoc (reti di impresa) con altri operatori sul mercato? Oppure di strutturarsi in specifici brand ben riconoscibili dai target di potenziali clienti? Oppure di alienare il proprio controvalore di componentistica diesel presente in magazzino dirottandolo, con azioni di marketing mirato, a grandi titolari di flotte, a strutture organizzate di officine o a gruppi di owners?

In una fase di transizione che già ora appare lunga e incerta, potranno essere (per la prima volta) validi partner dei ricambisti alcuni professionisti specifici come ad esempio :

  1. I Rettificatori, con la loro specifica competenza nella ricostruzione di parti meccaniche complesse;
  2. I Temporary Export Managers ed i buyer transfrontalieri per affacciarsi validamente nei mercati esteri?
  3. Le Società di Statistiche ed analisi professionali sui numeri e sui flussi delle immatricolazioni di auto aziendali (ossia quelle vendute a Partite Iva) per cominciare seriamente ed in modo organico a monitorare i trends e la composizione del parco auto circolante, al fine di costruire e comporre il proprio magazzino Ricambi?

Come già detto, l’argomento non si esaurisce con un semplice articolo. Il dibattito è appena iniziato.

 

Riccardo Bellumori

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