Ricambi auto

L’impatto della guida autonoma sull’aftermarket

amazonQuando il 7 dicembre del 2016 un  drone di Amazon effettuò a Cambridge la sua prima consegna, pochi diedero peso alla cosa. Certo, in verità si trattò di un velivolo programmato per volare a quota media per pochi minuti che a destinazione convenuta “sganciò” dentro ad un cortile privato un piccolo oggetto ordinato via web da un cliente. L’interesse di Amazon per la consegna aerea attraverso droni a c.d. “Guida Autonoma” è stato reso noto da tempo, al punto che lo stesso gigante delle distribuzioni commerciali ha brevettato un progetto logistico (magazzino per movimentazione merci e base di partenza per i droni) teso a superare lo schema classico dello stoccaggio e trasporto con il supporto dell’uomo. Di fatto, però, al di là che quel trasporto del dicembre 2016 sia stato fatto attraverso un vero sistema di “Guida Autonoma” o che sia stato svolto attraverso un controllo continuativo da remoto (che ovviamente costituisce un supporto ben diverso dalla guida autonoma), Amazon quel giorno ha fatto il primo piccolo passo di una strada rivoluzionaria. Se, come in molti dicono, la guida autonoma diventerà un “plus” della moderna mobilità. L’argomento sta prendendo piede non più solo nei media ma anche nelle alleanze e nelle strategie dei Gruppi Industriali di riferimento sia a livello automotive che di supporti telematici e ICT.

Guida autonoma o assistita: differenze

l’AutopilotMolti di voi non ricordano neppure che quando Chrysler nel 1958 presentò l’Autopilot, un brevetto della “Perfect Circle” per il controllo ed il mantenimento della velocità di crociera, fu spinta dalla esigenza primaria di ridurre i consumi causati dal “piede pesante” degli automobilisti americani. Eppure quel dispositivo  si può considerare il primo limitato esempio di “Guida assistita”.

 

 

 

Differenze?

guida autonomaLa guida assistita viene definita attraverso la presenza di software di livelli graduali di supporto definiti dalla SAE (Society of Automotive Engineers : si va dal mantenimento della distanza di sicurezza, al riconoscimento esterno segnaletica, alla rilevazione ostacoli per l’attivazione frenata, etc.. In sintesi i cinque livelli sono lo “Zero” (Auto tradizionale); il livello “1” (Guida Assistita); il “2” (Automazione parziale); il “3” (Automazione condizionale); il “4” (alta) e infine il “5” (Automazione totale). Per intenderci, oggi il mercato offre al consumatore al massimo il livello “2”, ed il raggiungimento della condizione di “Self Driving Car” sembra ancora abbastanza lontano. Perché ovviamente la guida assistita non consente di disinteressarsi alla guida dell’auto anche quando i software di supporto sono impegnati. Mentre per la piena disponibilità di auto a guida autonoma non basta solo la piena affidabilità ed eccellenza dei supporti tecnologici. Serve un ambito normativo, un modello contrattuale ed una armonizzazione internazionale che definisca tutto quel che, interessando e coinvolgendo l’uomo, in realtà lo supera attraverso una autogestione rispetto alla quale l’uomo rimane solo l’ultimo controllore.

Quali prospettive per il mercato auto?

ricambistiJohn Maynard Keynes, il grande economista inglese, nel rispondere ironicamente a chi gli chiedeva previsioni esatte nel “Lungo Periodo”, pronunciò la famosa battuta secondo cui “nel lungo periodo saremo tutti morti”. La ridda di previsioni, proiezioni, statistiche, lanci e strategie espressi da tempo immemore non si riesce neppure a tenere a mente. Nel 1939 General Motors sponsorizzò alla fiera mondiale di New York il progetto onirico “Futurama” dell’architetto Norman Bel Geddes, dove la mobilità era assicurata da autostrade attraversate da ponti radio e bande maagnetiche in grado di dialogare ( come emittenti) con le automobili. Un progetto del genere, secondo il suo teorizzatore, sarebbe diventato realtà entro il 1960. nIl tema è ovviamente del tutto in costruzione ed interessante. Sarà articolato su Inforicambi in diversi step, anche perché ovviamente la guida autonoma non potrà articolare un percorso concreto se lo sviluppo dipenderà solo dai gruppi automobilistici. Infatti la cronaca ci dà notizia regolarmente delle strategie comuni e delle collaborazioni tra marchi auto, provider di servizi telematici e con istituzioni e amministrazioni del territorio per il coordinamento di strategie condivise per lo sviluppo di soluzioni di mobilità autonoma. Per ora, dato che le previsioni sono tutte là pronte per essere smentite, rassicuriamo meccanici e ricambisti: se mai prenderà piede, la mobilità autonoma non diventerà mai un patrimonio di massa. Ma al più se ne potrà e dovrà prevedere un uso strategico soprattutto nel settore della logistica e dei trasporti collettivi. Per cui, per il servizio al cliente privato, tra le nuove sfide per l’autoriparatore non metterei il “Self Driving”.


Riccardo Bellumori

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