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Pneumatici e vendite online: le opinioni dei gommisti

DI STEFANO BELFIORE

Lo split payment non convince del tutto l’universo nazionale dei gommisti. La proposta, per combattere l’evasione fiscale che sembra proliferare nell’ambito della vendita online degli pneumatici, solleva un coro eterogeneo di voci. Il nostro articolo, pubblicato lo scorso 31 ottobre (‘Cosa sta accadendo alla vendita online di pneumatici’) ha generato diversi commenti giunti dal mondo social di Facebook. Ma andiamo per gradi. Innanzitutto, ricordiamo ai nostri lettori la natura di fondo dello split payment: una sorta di pagamento suddiviso della fattura (oggi è d’obbligo per la Pubblica Amministrazione nei confronti di imprese private che erogano prestazioni di servizi e cessioni di beni)  in cui il pagamento del corrispettivo va al fornitore del bene, mentre l’IVA va versata direttamente allo Stato. Il tutto per contrastare l’evasione fiscale di quelle imprese che, dopo aver incassato l’IVA dalla Pubblica Amministrazione, non la versano poi nelle casse dell’erario.

La proposta di Federpneus

L’Associazione Nazionale Rivenditori Specialisti di Pneumatici ha fatto ‘propria’ questa misura, sottoponendola circa due mesi fa all’attenzione del Ministero dell’Ambiente (con l’obiettivo poi che possa poi diventare decreto): applicare dunque questo stesso principio di pagamento anche nell’acquisto elettronico delle gomme (ricordiamo che il 15 novembre entra in vigore l’obbligo di montare pneumatici invernali). Così da eliminare la concorrenza sleale e dare maggiore trasparenza, sicurezza e soprattutto ossigeno all’intera filiera (automobilista incluso) a beneficio e tutela degli operatori che rispettano la legge, lavorando onestamente.

 

Le opinioni via social: così i gommisti commentano

Il primo a risponderci è Daniela Galileo Spaggiari della Spaggiari Pneus (azienda di Trento che si occupa del commercio e della riparazione di pneumatici). “Facciamo parte – ci dice - di un gruppo di 1500 gommisti (Gommisti per Passione) e riteniamo che lo split payment sia insufficiente perchè le ditte che importano pagano l’IVA allo Stato di appartenenza della merce (articolo 7 bis)”. Da qui la proposta avanzata a sei Parlamentari dal Gruppo, nato in Facebook e che conta circa 1.500 rivenditori di pneumatici di tutta Italia. Quattro i punti di richiesta: “chi pratica l’e-commerce abbia la Partita IVA italiana e quindi chi acquista paghi l’IVA italiana e le tasse nazionali. Chiediamo venga istituito l’obbligo di presentazione del codice fiscale da parte di chi acquista attraverso l’e-commerce”. Essenziale, a detta del network di gommisti, l’intrasat che annovera tra le sue funzioni il controllo fiscale degli scambi intracomunitari di beni e di servizi effettuati dagli operatori nazionali con il resto della Comunità europea. “E’ fondamentale – continua il post - controllare che le aziende che acquistano via internet da siti con sede estera, presentino l’Intrasat.  Infine l’azienda che importa pneumatici usati deve pagare una tassa particolare”. Sulla stessa lunghezza d’onda viaggiano le riflessioni di Massimiliano Cubello di Bolzano: gommista con 25 anni di esperienza alle spalle. “Ci sono – posta-  precise normative e vanno rispettate per il bene di tutti. Io non posso installare prodotti di cui non conosco la provenienza. Solo con il codice fiscale all'atto dell'acquisto, si può tenere sotto controllo la situazione, specialmente eventuali intrastat di aziende di tutti i settori che comprano blocchi di gomme all'estero per numerosi mezzi aziendali...noi chiediamo che i vari oneri e tasse siano pagati da tutti in egual misura, con Partita IVA italiana”. E poi va oltre, spiegando cos’è c’è dietro il lavoro di una gomma: “Talvolta online si crede di risparmiare, ma non è sempre così. Se noi facciamo un prezzo che sembra alto, va considerato che dentro c’è  montaggio, IVA, bilanciature, valvole nuove, convergenza, Pfu”.  “Devono pagare l’IVA come noi” tuona Manuele Cisto Fastellini. “A noi – continua - ci uccidono di tasse e questi evadono .... è ora che tutelate chi come noi paga le tasse tutti i giorni”. Dello stesso avviso è Francesco Lo Giacco, titolare della Franco Gomme di Vibo Marina: “Era ora- esordisce nel suo post - fate pagare l'IVA come la paghiamo noi”. Per Giovanni Emme, invece,  “il primo responsabile – sostiene - di un mancato profitto è il gommista, non la concorrenza sul web. Per decenni si è svilita la professionalità ed ora è tutta colpa del sito web? Ma smettetela di piangervi addosso!”.  Torna sul ripristino di una maggiore lealtà e correttezza nelle operazioni online dove tutti devono pagare le imposte dovute  Francesco Mazzotta: “Come fanno pagare le tasse – evidenzia -  a noi gommisti sarebbe ora che lo Stato italiano incassi il dovuto da tutti i siti che si spacciano per italiani. Poi le gomme arrivano dall'estero, questa cosa oltre che a danneggiare noi gommisti danneggia anche l'erario”. “Io sono sempre andato in officina – racconta Massimo Del Genio  - per cambiare le gomme. Ma devo ammettere che su internet si trovano gomme più nuove . E anche mettendo l'IVA e le spese di spedizione, costano comunque meno che in officina. C'è da aggiungere poi che i gommisti ci guadagnano lo stesso, visto che le gomme portate dal cliente le devono montare”.

 

Renzo Servadei - Segretario Generale Federpneus

“La proposta di applicare lo split payment alla vendita web delle gomme – ci spiega Renzo Servadei (nella foto), segretario generale di Federpneus -  è nata nel corso di diversi tavoli istituzionali aventi l’obiettivo di migliorare la gestione che sottende lo smaltimento degli pneumatici fuori uso”. “Comprendo bene – prosegue-  le esigenze dei gommisti. Non è una misura risolutiva. Ma è un obbligo che, se aggiunto agli altri già in vigore, può mettere ulteriori e importanti paletti a difesa della legalità così da fronteggiare al meglio l’evasione fiscale nelle transazioni online, tutelando gli operatori onesti”.

 

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