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Ricambisti ed auto elettrica: meglio un brand o un bazar?

Auto elettricaAuto elettrica: in origine fu Jamais Contente, il siluro elettrico a 4 ruote che nel 1899 che per prima nella storia raggiunse i 100 Km/h guidata da CamilleJenatzy. Nel corso del tempo, spinta anche dalle prime contestazioni sociali su temi come inquinamento, risparmio energetico ed edonismo che l’auto a motore tradizionale rappresentava in modo negativo, l’auto elettrica volle dire soprattutto ‘artigianato’, con le prime realizzazioni ricavate nei garage degli appassionati che, prendendo dal rigattiere scocche di macchine tradizionali, ne espiantavano la meccanica tradizionale per dare spazio a motori quasi sempre ricavati dagli àrgani degli ascensori e da ‘sistemi di ricarica’ ottenuti mettendo in parallelo più batterie tradizionali spesso nel vano bagagli posteriore. Poi, superata la parentesi degli anni ’90 (Panda Elettra in Italia, per intenderci...) ed intrapresa da parte dei giapponesi la raffica di brevetti tecnologici che hanno reso i Costruttori del Sol Levante leader mondiali (per primi) su questo mercato, siamo infine arrivati al dopo ‘Crack Lehman’.  Da allora ad oggi, l’automobilista tradizionale si è adeguato a riconoscere nell’auto elettrica (oltrechè ibrida) un prodotto di qualità, di progresso, ma anche in grado di soddisfare quelle sensazioni emotive e quei gusti estetici così ancora importanti nella scelta di un’auto nuova.  Esempio canonico di ciò è la nascita del brand Tesla.

Attenzione: l’elettrica potrebbe non essere una ‘nicchia’

Auto elettricaEd ora si prepara uno scenario potenzialmente fatto da numeri importanti di nuove immatricolazioni di auto elettriche, soprattutto se a livello mondiale verrà confermata l’ipotesi (per il diesel) di un disarmo dei Costruttori dal ‘Mass Market’ ed un focus maggiore per il motore a gasolio sui target premium, con una inevitabile necessità di implementare l’offerta di tecnologia elettro-ibrida anche su mercati di fascia media attraverso il corollario di un nuovo campionario (tutto da verificare) di problemi e criticità legate all’uso massiccio su strada della tecnologia elettrica. Il rischio è che il mondo dei ricambisti (soprattutto di quelli “indipendenti”), sempre molto spesso passivo rispetto ai trends di mercato, trascuri un target di mercato emergente accorgendosene forse troppo in ritardo. Ed uno dei principali problemi è senza dubbio quello legato al tema della ricarica, legato a due aspetti fondamentali: le stazioni di ricarica (private o pubbliche, fisse o mobili) e la gestione dei cosidetti ‘pacchi batterie’” presenti nei diversi modelli di auto elettriche ed Ibride.

 

Obiettivo: affiancare l’automobilista privato con l’informazione

Informazioni per l'automobilistaNel primo caso la questione è evidentemente legata alla esigenza di pianificare i momenti di ricarica dell’auto in funzione del tragitto, delle medie e dei tempi di percorrenza prevedibili da parte di ogni automobilista, considerando lungo questo tragitto non solo le stazioni fisse (ancora poche) presenti sulle strade pubbliche. Ma anche l’eventuale disponibilità di ‘WallBox’ private e di aree di ricarica coperte (del tipo pensiline fotovoltaiche) presenti lungo i tragitti determinati. Potrebbe essere un futuro possibile, quello del ricambista, di diventare nel medio termine una sorta di punto di riferimento per l’automobilista privato su una catena allungata (come quella della ricarica) di questioni che alla fine riguardano la migliore possibilità di fruire della stessa auto elettrica? Credo di si, in caso trasformando il ricambista da mero ‘fornitore’ di pezzi a vero e proprio punto informativo (a beneficio di automobilisti privati, partite iva e flotte) ed in caso di intermediatore commerciale non solo su ciò che l’auto elettrica può e potrà avere al suo interno. Ma anche per ciò che condiziona la vita della stessa al suo esterno (punti di ricarica, servizio post vendita, etc…).

Obiettivo : acquisire il cliente ‘elettrico’ distinguendosi

RicambistaNel secondo caso la problematica principale è legata alla migliore, eventualmente meno onerosa possibile, ma soprattutto più assistita possibile gestione dei pacchi batterie delle auto ibride-elettriche, correlata anche ad una azione informativa e di ricerca di mercato delle possibili alternative all’offerta originale della Casa Madre.  Su questo mi sia consentito richiamare all’attenzione una novità normativa non di poco conto che, al momento, distingue l’Italia da altri mercati in tema di ‘elettrificazione’ di auto convenzionali: parlo del cosiddetto Decreto Retrofit’ del primo dicembre 2015 numero 219 che in effetti (reso operativo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale lo scorso 25 Gennaio) consente a chi voglia di convertire la propria auto da convenzionale in elettrica mediante il ‘Kit di Trasformazione Retrofit’. Questa novità è davvero esclusiva sia perché permette a tantissimi piccoli artigiani (da tempo operativi nella trasformazione di auto convenzionali in elettriche) di riposizionarsi sul mercato. Dall’altra parte potrebbe portare il ricambista a diventare una risorsa (grazie sia alla fornitura che alla consulenza) a fianco dell’automobilista impegnato nel progetto di riconversione. A questo punto, in un eventuale scenario positivo ed in crescita legato al ‘Kit Retrofit elettrico’, una delle opportunità per il ricambista potrebbe essere quello di ‘ricostruirsi’, o meglio di ‘brandizzarsi’ al fine di distinguersi rispetto al suo profilo convenzionale. Non ultima, provando a lanciare una proposta magari poco ortodossa, una ipotesi potrebbe essere anche quella di istituire tra ricambisti diversi una sorta di network, alla ‘Prontobollo” per intenderci, teso a fornire servizi di approvvigionamento, logistica, soccorso e consulenza ad operatori e utilizzatori del comparto auto elettrica proprio per quel target potenziale di automobilisti interessati alla riconversione del proprio automezzo. In aggiunta un network del genere, nel futuro, potrebbe addirittura assumere il ruolo di ‘provider” in termini di ricambi e servizi per tutti quei proprietari e/o utilizzatori di auto e veicoli elettrici (ma il campo potrebbe utilmente estendersi al mondo dei Carrelli Elevatori, ad esempio) che volessero affrancarsi dalla cura della Casa Madre nella gestione di un aspetto importante quale quello ad esempio delle Batterie. Ma un network del genere potrebbe ‘girare’ bene già nel presente, senza attendere troppo un possibile futuro prossimo: pensate già ora quante auto, moto, van & truck ‘convenzionali’ in circolazione subiscono il crollo improvviso della batteria, con conseguente necessità di check elettrico e di ripristino di taluni servizi.  Quanto lavoro immediato, insomma, potrebbe generare un ipotetico furgoncino (elettrico chiaramente) con su scritto: “ mettiamo ProntoBattery, il pronto soccorso per la Tua batteria”? Chissà….

 

Riccardo Bellumori

 

 

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