Ricambi auto

Le sfide dell’aftermarket nazionale

Da un lato c’è l’auto connessa, dall’altro si guarda sempre più alla car elettrica. In mezzo ci sono le varie soluzioni di e-mobility. Queste le sfide che attendono il futuro dell’aftermarket nazionale. Uno skyline emerso con chiarezza in Autopromotec 2017. Ma bisogna organizzarsi per tempo così da coglierle con il giusto spirito e trasformarle in opportunità. “Il futuro del comparto necessita di preparazione”. E' quanto ha avuto modo di evidenziare, in proposito, Marc Aguettaz, country manager di GiPA Italia, nel salotto di Inforicambi allestito all’interno della rassegna emiliana.

Il valore dell’aftermarket italiano

Solo i componentisti coinvolti nel business dell’automotive aftermarket sono circa 2000 per un fatturato complessivo di 39 miliardi di euro. Un valore notevole, segno di quanto l’anello sia sempre più prezioso per l’intera filiera automotive.

Cosa aspettarci?

Per Aguettaz, tra 5 anni, su un parco in cui si conteranno presumibilmente 32,5 milioni di vetture in circolazione, circa 16 milioni (ovvero la metà) avranno ancora più di 10 anni. “Questo significa – dice - che saremo di fronte a un parco profondamente sdoppiato: da una parte, autoveicoli tradizionali Model Year 2009/2010 non connessi, e quindi privi di sistemi automatizzati per la guida; dall’altra, autovetture senz’altro più evolute, capaci in molti casi di interagire l’una con l’altra, muovendosi in piena sicurezza perché connesse con sistemi di guida avanzati all’interno di una ‘rete’. Certamente il futuro procede spedito in questa direzione, ma il rinnovo del parco autoveicoli non sarà altrettanto veloce. Di sicuro, bisogna però prepararsi alle nuove tecnologie che, più o meno velocemente, incalzeranno comunque sulle auto di tutti i giorni. Ci saranno sì opportunità ‘Retrofit’ per aggiornare il parco veicolare ancora più anziano e tenace di fronte ai cambiamenti, ma probabilmente si tratterà di soluzioni disponibili non sempre a buon mercato”.

Il vento tira a favore dell’indipendente

“L’andamento di vendita ricambi – aggiunge Aguettaz,  - è a favore dell’aftermarket indipendente, con una forte riduzione delle parti OES. La (ri)organizzazione e l’ampliamento dei servizi sarà la chiave del successo di tutte le imprese, a ogni livello della filiera, anche perché bisognerà essere in grado di assistere più flotte che singoli privati automobilisti”.

Come cambia il post vendita con le nuove forme di mobilità

Con il tempo, cambia l’uso che si fa dell’auto. Per Tim Armstrong, vice president planning Solutions di IHS Automotive, l’auto va più intesa come un semplice mezzo di trasporto, ma come vero e proprio strumento integrato nella mobilità connessa che incalza. Il car sharing sarà sempre più diffuso: l’auto sarà sempre più condivisa e cambieranno fortemente le tecnologie. L’acquisto di un’auto nuova sarà sempre meno indispensabile da parte dell’automobilista privato, che si affiderà alle flotte. In tutto questo, anche il service risentirà di cambiamenti importanti. Per esempio, in un contesto come questo, l’aftermarket di domani inizierà prima o poi a limitare l’attività dei ricambisti meno strutturati. Da qui la ‘via obbligata’ a logiche di networking che interessano sempre più il mondo della distribuzione italiana sulla scia di quanto sta accadendo in Europa.

E la manutenzione?

Dal punto di vista della manutenzione, il futuro premierà chi saprà offrire più servizi di soccorso sul posto, possibilmente 24 ore su 24, abbattendo al minimo i tempi di risoluzione del problema. La guida autonoma può realmente cambiare il modo di fare assistenza, non rendendo più necessari i controlli preventivi, poiché tutto avverrà automaticamente. Bisognerà concentrarsi sull’elettronica e con una formazione adeguata e continua che permetterà di intervenire sempre più efficacemente e velocemente sul veicolo. La sicurezza garantita dalla guida autonoma potrebbe far drasticamente calare il numero di incidenti e quindi il consumo di certe parti di ricambio. L’auto intesa come semplice prodotto sarà solo un ricordo, perché proprio come uno smartphone dovrà assolvere a numerosi servizi per agevolare una mobilità sempre più condivisa.

S.B.

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