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Ti racconto una giornata tipo di una pinza freno Brembo

Disco freno BremboCiao, sono una pinza Brembo. E voglio raccontarti la mia giornata tipo alla Dakar, la gara automobilistica più dura al mondo: quasi 9 mila km, di cui la metà di prove speciali, attraverso Perù, Bolivia e Argentina. Faccio parte dell’impianto frenante di un’importante team impegnato alla Dakar e in lizza per la vittoria finale. Insieme ai miei compagni, il disco e le pastiglie freno, costituiamo il sistema frenante Brembo: una squadra molto ben affiatata, progettata e realizzata ad hoc per equipaggiare le auto che puntano a vincere la Dakar.

 

Ore 7

La sera dopo alcune ore dedicate alla pulizia e al controllo dei miei componenti, i meccanici mi hanno rimesso sulla vettura, in modo che fossi pronta per la tappa odierna:

Ore 8

Il pilota accende l’auto e percorriamo qualche centinaio di metri all’interno del bivacco per raggiungere la partenza della tappa. È come fare stretching, i 6 pistoni di cui sono dotata fanno avanti e indietro 5 o 6 volte, il modo ideale per controllarne il funzionamento e il feeling con i miei compagni di reparto: le pastiglie Brembo che per l’occasione sono lunghe 164 millimetri (quelle da rally sono invece da 140 mm), e il disco freno, anch’esso Brembo. Il suo diametro è di 355 millimetri ed è composto da una fascia frenante in ghisa e da una campana in alluminio che combinano resistenza a leggerezza. La frenata non dà problemi, inizio a scaldarmi. 

Ore 8.40

Pinza freno BremboInizia la speciale, si fa sul serio. Prima marcia, seconda, terza, “attento là avanti a quel terrapieno”, sento annunciare dal copilota. Mi preparo anch’io. Il piede preme sul pedale che trasferisce la forza al liquido del freno che arriva in un baleno a me: i miei pistoni si attivano e spingono sulla pastiglia che va a contatto con il disco del freno. Il pilota ha calcolato timing e pressione alla perfezione. Percorriamo la curva in derapata e riprendiamo ad accelerare. La prima staccata della giornata è andata. Abbiamo rotto il ghiaccio.

Ore 10.10

 Per due ore il rituale si reitera ad intervalli irregolari: cambia solo lo sforzo che il pilota esercita sul pedale e la durata dell’operazione. Complice l’alzarsi del sole e lo sforzo ripetuto la mia temperatura corporea è salita, sono sui 190°C, ma mi sento in forma, mi sono allenato a lungo per non accusare defaillance nemmeno a temperature superiori. Il mio range di temperatura ottimale va da 150 °C ai 200 °C ma anche a 230-240°C sono in grado di adempiere alle mie funzioni.

Ore 14.40

Abbiamo superato anche il quinto checkpoint della giornata e tutto sembra procedere per il meglio. Ho avuto modo di riposare nei tratti sabbiosi ed ora mi sento in piena forma. A patire lo sforzo è soprattutto la pastiglia che a furia di sfregarsi contro il disco si è snellita: alla partenza aveva uno spessore di 18 millimetri mentre ora misura circa 15 millimetri (ma dopo una tappa Marathon scende a 11 mm). A differenza di altre pastiglie, però, che quando dimagriscono si sformano, la mia amica si è consumata in maniera uniforme grazie alla presenza al mio interno di 6 pistoni che lavorano su tutta la sua superficie.

Ore 16.25

Freno BremboLa tappa volge al termine, bisogna dare il tutto per tutto. Su questo sterrato si raggiungono buone velocità, anche in curva e il pilota si sta sicuramente divertendo: per restare in traiettoria si serve spessissimo dei freni, correggendo di continuo la linea dell’auto. Ciò però non lascia “ciclare” l’impianto frenante che è sempre sotto pressione: il fluido freno Brembo arriva a raggiungere i 250 °. Ma  il suo punto di ebollizione è molto superiore alla media e quindi conserva inalterate le sue qualità. Anche la pinza e i dischi faticano a raffreddarsi ma grazie alle ventilazioni personalizzate si riesce a contenere questi valori.

Ore 17.30

La speciale è conclusa. stiamo raggiungendo il bivacco a velocità di crociera attraverso alcuni chilometri di trasferimento. Siamo tutti su di giri per aver portato a termine un’altra giornata in maniera impeccabile. È il momento dei saluti perché una volta raggiunto il bivacco i meccanici smonteranno l’auto. Non vediamo l’ora di essere tra le loro mani per le operazioni di pulizia.

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